Dopo le proteste del centrodestra per gli slogan contro alpini e militarismo, il Coordinamento Liguria Rainbow difende la campagna social: «Non un attacco ai singoli, ma una critica culturale». Nessun passo indietro anche sul patrocinio del Comune

Le grafiche che hanno scatenato l'attacco del centrodestra

Genova – Non si placa la polemica che ha travolto il Liguria Pride dopo la presentazione online delle grafiche dedicate al prossimo Pride di Genova. Nel mirino gli slogan scelti: “Not all alpini Gne gne gne” e la frase “Al machismo e al militarismo, alle penne in erezione che occupano la nostra città, preferiremo sempre delle favolose piume”. Un’associazione di idee che ha fatto imbufalire diversi esponenti del centrodestra, che chiedono una presa di posizione della sindaca Silvia Salis. Con un comunicato, il coordinamento replica alle accuse della minoranza.

“In merito alla discussione sollevata nelle ultime ore sulla comunicazione del Liguria Pride 2026, il Coordinamento Liguria Rainbow intende fare alcune puntualizzazioni. La critica all'Adunata e il "Not all alpini". Il riferimento nel nostro post è un adattamento del "not all men" (non tutti gli uomini): una risposta tipica di chi, parlando di violenza di genere, tenta di derubricare il problema a scelte individuali per negarne la radice culturale. Rifiutare questa retorica non significa colpevolizzare i singoli ma responsabilizzarli, spostando l’attenzione dal piano difensivo ("non sono tutti così") al problema strutturale della violenza ("siamo tutti coinvolti"). In coerenza con le posizioni che abbiamo sempre espresso, consideriamo l’Adunata nel suo insieme un’espressione di maschilismo, militarismo e cultura patriarcale – si legge nel comunicato – Abbiamo voluto affiancare la nostra voce a quelle di realtà compagne come Non una di meno Genova e Rete di Donne per la Politica di cui abbiamo condiviso gli appelli per richiamare l'attenzione sul rischio molestie, sullo sdoganamento degli aspetti machisti e di normalizzazione della guerra che questo evento ha portato con sé. Anche se ogni critica all'Adunata appare oggi un atto di lesa maestà, riteniamo sia nostro ruolo di attivisti suscitare interrogativi, dibattito e spingere a guardare con cura a quello che avviene nelle nostre strade”.