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Performance iberica trainata da immigrati e turismo. Noi ancora avanti su Pil pro capite e produttività

La Spagna di Pedro Sánchez (in foto) è spesso raccontata come il nuovo modello europeo. Soprattutto quando governa il centrodestra. Una narrazione già vista ai tempi del presunto miracolo Zapatero contrapposto a Berlusconi. Insomma, non cambia il riflesso condizionato di una certa stampa, tipo il Dataroom di Milena Gabanelli sul Corriere. I numeri, però, dicono altro.

È vero: nel 2025 il Pil spagnolo è cresciuto del 2,8% contro il +0,5% italiano. Dietro il dato aggregato, però, si nascondono fragilità profonde. La crescita iberica è soprattutto estensiva: più occupati, più immigrati, più turismo. Non più produttività. Non più innovazione. Non più valore aggiunto. Non a caso la produttività spagnola è stimata in calo dello 0,3% nel periodo 2018-2027. E infatti basta guardare il Pil pro capite per vedere ribaltata la narrazione. Dal 2019 al 2025 quello italiano è cresciuto del 2,3%, mentre quello spagnolo è diminuito dell'1,1%. Tradotto: il cittadino italiano medio oggi è leggermente più ricco rispetto al pre-Covid, quello spagnolo no. La ricchezza totale cresce, ma viene diluita da una fortissima crescita demografica trainata dall'immigrazione.