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La premier incontra il ministro della Cultura dopo l'azzeramento dello staff e il caso Biennale

Dalle parti di Palazzo Chigi e via della Scrofa, sede di Fratelli d'Italia, l'umore non era dei migliori. Le mille telefonate, con richieste di spiegazioni sull'azzeramento dello staff del ministro Alessandro Giuli alla Cultura, hanno lasciato una strascico di nervosismo. Nessuno avrebbe immaginato di aprire la settimana occupandosi della revoca per decreto dei dirigenti Emanuele Merlino ed Elena Proietti. Al primo, il ministro ha imputato una "gestione superficiale" del pasticcio che ha indotto il governo a negare i finanziamenti al documentario su Giulio Regeni. Alla segretaria particolare sono stati contestati vari addebiti tra cui la mancata partecipazione alla missione ministeriale per gli Stati Uniti. E neppure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva previsto un incontro lampo con Giuli su richiesta del titolare della Cultura. Ma alle 17.36 il caso era già chiuso con una formula senza equivoci: "Piena volontà di sostenere l'azione di un ministero centrale per l'Italia, oltre alla piena sintonia all'interno dell'azione di governo".