Ha dovuto pagare per uscire di prigione, per affittare un’ambulanza e provare a mettersi in salvo. L’hanno fatto i suoi familiari per lei, perché Narges Mohammadi adesso è fragile, ferita, non ha le forze, è sorvegliata a vista. Ma almeno, finalmente, nelle mani dei suoi medici fidati. È arrivata all’ospedale Pars di Teheran sabato, in condizioni critiche dopo quelli che si sospettano essere stati due arresti cardiaci mentre era detenuta nella prigione di Zanjan, nel nordovest dell’Iran, il 24 marzo e il primo maggio, e dopo dieci giorni in terapia intensiva nell’ospedale della città che non aveva i mezzi per curare il suo corpo sfinito da anni di prigionia. Ha perso quasi 20 kg in carcere, subito dopo il primo attacco faticava persino a camminare: la reggevano le infermiere.
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