Lula ha poco più di due anni. È una cittadina italiana nata in Arkansas, Stati Uniti. Ha una grande passione per gli adesivi e lo yogurt. Vive a Roma, porta il cognome di entrambi i suoi genitori. Sua madre, la scrittrice Chiara Tagliaferri e suo padre, lo scrittore Nicola Lagioia, l’hanno avuta grazie a una gestazione per altri, una tecnica di procreazione medicalmente assistita che una legge del 16 ottobre del 2024, voluta dal governo Meloni, ha dichiarato reato universale. Da chi da sempre la avversa, inclusi molti femminismi, la Gpa è chiamata “utero in affitto”, perché prevede che una donna provveda alla gestazione per conto di altri e venga per questo remunerata. Negli oltre 60 Paesi del mondo in cui è legale, la regolamentazione è diversa, spesso problematica: in alcuni lascia spazio allo sfruttamento delle gestanti, a traffico di bambini, adozioni illegali, manomissione di dati genetici per la falsificazione delle cartelle cliniche. «Gli Usa sono il posto in cui è regolamentata meglio, garantendo equamente i diritti di gestanti, donatrici di ovuli, bambini e genitori intenzionali», dice alla Stampa Tagliaferri, che oggi pubblica Arkansas (Mondadori) in cui racconta tutto: visite, controlli medici e psicologici, eventualità trasformate in contratti da firmare e nomine da decidere (in caso di morte di morte di uno o entrambi i genitori intenzionali, a chi resta il nascituro?), i protocolli, i soldi (tanti), il terrore dello stigma, l’egoismo, la legittimità dei desideri. È un libro unico in Italia e mostra l’importanza di conoscere la Gpa per regolamentarla; di rivedere i limiti bioetici che sono stati imposti al corpo delle donne, ritenendo che nessuna transazione economica possa coinvolgerlo; di ammettere che le normative che cercano di preservare la generatività dall’artificialità sono perdenti. Arkansas è una storia d’amore piena di racconti indigeribili ma urgenti, che ci lasciano vedere a quanta naturalezza stiamo sbarrando la strada, perché anche la naturalezza umana si evolve, e abbiamo il dovere di accordare fiducia alla nostra capacità di usare al meglio gli strumenti, sempre nuovi, che inventiamo per vivere e venire al mondo.come la naturalezza umana si evolve quando impugna nuovi strumenti, e illanguidisce e affonda quando li rifiuta.