Avolte, anzi troppo spesso, ritorna. È la leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue molto aggressivo che in Italia fa registrare circa 3300 nuovi casi ogni anno, soprattutto tra gli over 65. Contro questa forma di leucemia sono oggi disponibili terapie – il trattamento standard è rappresentato dalla chemioterapia - in grado di indurre una remissione completa in circa l’80 per cento dei pazienti. E tuttavia, nella maggior parte dei casi la malattia si ripresenta. Nell'arco di 2-5 anni questi pazienti non rispondono più alle cure: il midollo, che era stato ripulito da tutte le cellule leucemiche, torna ad esserne popolato. Con conseguenze devastanti.

Il “Dna spazzatura” che sabota le terapie

Capire le ragioni di questa resistenza al trattamento e quindi del ritorno della malattia è l’obiettivo di Anastasia Conti, Project Leader all'Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano. Conti ha appena vinto un bando di Fondazione Roche del valore di 50 mila euro per indagare, in particolare, il ruolo degli “elementi trasponibili”, sequenze di DNA a lungo considerate “spazzatura” e che invece, nell’ipotesi di Conti, potrebbero avere un ruolo importante nelle recidive dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta.