Ci sono tanti possibili punti d’osservazione sul cinema, il più privilegiato è il set. Lì si vive la quotidianità dell’industria, si condividono i turni con la troupe, si lavora gomito a gomito con le star. È una visuale per pochi, tra quei pochi c’è Milena. Il film non è uno dei mille che si girano ogni anno nel nostro Paese, ma un blockbuster hollywoodiano, il sequel più atteso degli ultimi vent’anni: Il diavolo veste Prada 2. Dal casting al ruolo di stand-in di Anne Hathaway Che le riprese facciano tappa anche in Italia, a Milano, lei lo scopre grazie a un amico che le gira un annuncio della produzione, a caccia di figurazioni e comparse. Milena ha 25 anni, abita a San Mauro e a Torino frequenta la scuola di teatro Sergio Tofano. Ha già ottenuto un ruolo da extra ne La grazia di Paolo Sorrentino, girato lo scorso anno in città, perché non riprovarci? «Invio il curriculum e pochi giorni dopo mi richiama la casting», rievoca lei, acchiappando il flusso dei pensieri. «Mi dà una notizia buona e una cattiva. La cattiva è che non avrò il sospirato incarico da comparsa, la buona è che mi hanno scelta come stand-in, la figura che prima del ciak affronta le prove di luci e inquadrature al posto dell’attrice, per permetterle di concentrarsi sul copione». A suo favore ha giocato la notevole somiglianza con Anne Hathaway: i lunghi capelli castani, l’incarnato pallido e la stessa altezza, appena sopra il metro e settanta. È così che Milena Schittulli entra con tutt’e due i piedi nel Paese delle Meraviglie. Hollywood a Milano: il set tra star e super-professionisti «Quelle due settimane sono state indimenticabili. Mi sembrava di vivere in una bolla, ero circondata da star, da un regista premio Oscar, da una troupe di super-professionisti. Tutti mi hanno messa a mio agio. Sul set si respirava armonia, si sentiva che dietro c’era Hollywood: il lavoro era tantissimo, il ritmo frenetico, l’organizzazione meticolosa, quasi maniacale. Se capitava un imprevisto sapevano sempre come risolverlo. Una macchina inaffondabile». L’incontro con Anne Hathaway sul set del film Milena e Anne Hathaway erano come mister Hyde e il dottor Jekyll: mai presenti contemporaneamente in scena. Eppure le occasioni d’incontro ci sono state. «Anne è una delle mie attrici preferite, adoro i suoi film. La osservavo da lontano, assorbita dal lavoro, ero intimidita e non osavo avvicinarmi. È stato con il passare dei giorni che abbiamo iniziato a parlarci. Un sorriso, un saluto, uno scambio di battute e il dialogo è diventato più naturale. Finché un giorno ho avuto l’onore di farmi scattare una foto insieme a lei». Lady Gaga e la sfilata girata a Brera Le emozioni non sono finite. La produzione comunica che il set si sposterà a Brera per girare la sequenza della sfilata. «“Ci sarà una sorpresa”, ci dicono, senza aggiungere altro. Una volta sul posto mi trovo davanti Lady Gaga, elegante, magnetica, bellissima. Un altro mio mito era lì in persona, a pochi metri da me. Ogni tanto mi pizzicavo per vedere se ero sveglia o stavo sognando». In quell’occasione conosce la sua omologa, la stand-in americana di Anne Hataway. «Era in vacanza in Italia ed è passata sul set a fare un saluto. Me l’ha presentata Phoebe, la figlia del regista David Frankel. Anche lei è stata molto gentile, abbiamo chiacchierato e ci siamo scambiate le impressioni da “colleghe”». Il ritorno al cinema e la conferma di un sogno Le riprese si chiudono, Milena torna a casa, la vita d’accademia riprende. Poi, pochi giorni fa, Il diavolo veste Prada 2 esce nelle sale di tutta Italia, schizzando in testa al box office. «Sono andata a vederlo con gli amici, emozionatissima. L’ho trovato molto bello, non si limita a riproporre le situazioni del primo film ma le aggiorna all’epoca degli influencer. Fissavo lo schermo e mi sembrava incredibile di essere stata lì anch’io». «Di ogni scena mi saltavano subito in mente i dietro le quinte. Riflettevo su quanto incredibile fosse il fatto che sul set tutto sembrasse difficile, trafficato, mentre sullo schermo le scene filassero via naturali, fluide. In quel momento ho avuto la certezza che è il cinema ciò che voglio fare davvero nella vita».