NEW DELHI - Sono almeno 15 gli agenti rimasti uccisi in seguito a un sofisticato attentato avvenuto nella notte tra sabato e domenica contro un posto di polizia nel nord-ovest del Pakistan. L’attacco è stato compiuto alla periferia della città di Bannu, nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa, ed è avvenuto in tre fasi: prima con un’autobomba, poi attaccando i superstiti tra le macerie e quindi tendendo un’imboscata alle forze di sicurezza accorse sul luogo dell’attacco.

Fonti anonime di polizia citate dall’Agence France-Presse hanno riferito che i militanti avrebbero utilizzato anche dei droni. Tre feriti sono stati portati in ospedale. Secondo il racconto di alcuni testimoni, l’esplosione e i successivi combattimenti con armi pesanti non hanno distrutto solo l’edificio occupato dalle forze di sicurezza, ma hanno anche danneggiato alcune abitazioni circostanti.

Domenica il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha telefonato al chief minister del Khyber Pakhtunkhwa Sohail Afridi e ha condannato con forza l’attacco terroristico. «Forniremo ogni possibile assistenza al governo provinciale nella lotta contro il terrorismo», ha detto Sharif.

La rivendicazione

La responsabilità dell’attacco è stata rivendicata da Ittehad-ul-Mujahideen, «un conglomerato di gruppi militanti» operanti nella regione, secondo la definizione di The Khorasan Diary, un sito specializzato. Il gruppo si definisce una fazione scissionista di Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp), ma - secondo le autorità di Islamabad - si tratterebbe di una formazione ancora organica a Ttp.