Dori Ghezzi ha il sorriso dolcissimo, il portamento elegante e lo sguardo discreto, ma anche un’energia e una grinta inesauribili. Quelle che, da 25 anni, la sostengono nel portare avanti la “Fondazione Fabrizio De André ETS ”, dedicata alla tutela e all’amministrazione del patrimonio artistico del mito della musica. Nonché suo marito. Dori, che ha appena compiuto 80 anni ed è ancora bellissima, si racconta tra ricordi e aneddoti: gli inizi come cantante, il successo straordinario in coppia con Wess e poi l’incontro con De André, gli anni felici e il matrimonio, ma anche il rapimento in Sardegna e, poi, la malattia e la morte di Faber.Quadri, foto, premi, vinili: Dori Ghezzi, qui alla “Fondazione Fabrizio De André” di Milano ogni angolo regala un’emozione speciale. «Questi ritratti arrivano da tutto il mondo, sono dipinti realizzati dai suoi fan».Scusi, e quella chitarra?
«No, aspetta, diamoci del tu: “you” è una delle poche cose che apprezzo dell’America».Certo, grazie. Dicevi?
«Quella è la vecchia chitarra nera che usava Fabrizio per comporre».A casa hai altri cimeli?
«Esposta c’è solo una foto incorniciata che ci ritrae insieme. La verità, però, è che ogni singolo oggetto mi ricorda lui. E c’è una lampada particolare, donata da amici, che ci regala una specie di connessione».In che senso?







