TARCENTO (UDINE) - C'è un dettaglio, più di altri, che nelle ultime ore sta dando una direzione precisa alle indagini: gli ultimi acquisti effettuati da Sonia Bottacchiari, la mamma 49enne scomparsa dal 20 aprile insieme ai figli di 14 e 16 anni, sembrano raccontare una scelta preparata, pensata, forse maturata da tempo. Non oggetti casuali, ma materiale utile alla sopravvivenza in condizioni difficili: ricetrasmittenti, filo da pesca e sale per attirare animali selvatici. Elementi che, secondo quanto emerso da fonti investigative, rafforzano l'ipotesi che la donna e i due ragazzi, insieme ai quattro cani di famiglia, abbiano deciso di isolarsi nella natura, scegliendo il Friuli Venezia Giulia come possibile rifugio. La famiglia era partita da Castell'Arquato, nel Piacentino, il 20 aprile. Da quel giorno si sono perse le tracce.
L'auto con cui si erano messi in viaggio è stata ritrovata il 6 maggio in un parcheggio a Tarcento, facendo concentrare proprio in quell'area il lavoro di soccorritori e investigatori. Le ricerche coinvolgono vigili del fuoco, carabinieri, guardia di finanza, soccorso alpino, corpo forestale regionale e protezione civile, con l'impiego anche di droni, elicottero e cani molecolari. Uno dei punti ancora da chiarire riguarda ciò che potrebbe essere accaduto dopo l'abbandono della vettura. L'ipotesi che la donna possa aver ricevuto assistenza da qualcuno in loco non viene esclusa. A lasciarlo intendere è stato anche Yuri Groppi, l'ex marito e padre dei due ragazzi, presente in Friuli per seguire le ricerche dal campo base. Secondo quanto riferito, già lo scorso anno la madre e i figli erano stati nella zona per una vacanza legata all'arrampicata e in quell'occasione avrebbero conosciuto una persona che li avrebbe avvicinati a uno stile di vita più avventuroso, a stretto contatto con la natura. Al padre dei ragazzi, quella sera del 20 aprile, i figli avrebbero detto che stavano arrivando in un campeggio a Gemona. Ma lì, secondo quanto ricostruito, non si sarebbero mai presentati e non risulterebbe alcuna prenotazione. Da allora, il silenzio. Telefoni spenti, messaggi non consegnati, nessun contatto diretto. Anche l'ultimo segnale della figlia sedicenne risale proprio al giorno della scomparsa: un messaggio inviato a una compagna di scuola per chiederle com'era andata una verifica. La risposta dell'amica, arrivata il giorno dopo, non è mai stata visualizzata.















