In un mondo lineare, Juventus e Milan avrebbero dovuto assumersi la responsabilità di competere contro l’Inter per il tricolore. E invece eccole qui, costrette a difendere l’accesso alla Champions League, il minimo sindacale convertito nel massimo possibile. La Juventus scende in campo stasera a Lecce (alle 20.45, diretta Sky Sport e Dazn), il Milan domani sera ospita l’Atalanta (diretta Dazn), entrambe arrivano a questo momento clou zavorrate dalla paura di non farcela. Quello speculativo 0-0 con cui pensavano di mettere al sicuro entrambi i pass per la Champions, ha innescato una sorta di vendetta karmica del calcio: pareggio casalingo col Verona già retrocesso per la Signora e maldestro ko col Sassuolo per il Diavolo, con Roma e Como di nuovo in gioco.

Per la certezza matematica della Champions servono 73 punti perché la Roma ha gli scontri diretti a sfavore con entrambe. Quindi al Milan ne mancano 6 (Genoa e Cagliari dopo la Dea), alla Juventus 8 (i due “derby” contro Fiorentina e Torino dopo il Lecce). Sembra facile, ma contro avversari che non hanno nulla da perdere e in queste precarie condizioni psicologiche, di scontato non c’è nulla. Se Juventus e Milan faticano a raccogliere, è perché non hanno seminato in estate. Troppi gli errori commessi da due dirigenze boriose: da Tudor confermato con superficialità all’indeciso ingaggio di Tare da parte di Furlani che proprio non sembra in grado di offrire deleghe e fiducia, infatti si vocifera di una separazione a fine stagione per reciproca insofferenza. Fino ai mercati che ora rivelano tutta la loro inconsistenza.