-CAMPOBASSO, 09 MAG - "Normali litigi, anzi meno dei normali litigi.

Questa è la ragione per la quale Gianni, Alice e gli altri prossimi congiunti non si spiegano cosa possa essere accaduto".

Così l'avvocato Vittorino Facciolla, legale della famiglia Di Vita, in merito alle indiscrezioni su possibili litigi e tensioni tra parenti che sarebbero emersi dalle indagini sul giallo di Pietracatella. "Se c'erano state delle vicende familiari evidenti, che comportavano dei dissidi forti - aggiunge all'ANSA - sarebbero emerse in un attimo, questo non è accaduto ed è una ragione che desta, se vogliamo, anche maggiore preoccupazione perché non capire quale può essere stato l'innesco di tutto questo non ti rende tranquillo".

Facciolla parla anche del mancato sequestro del telefono di Gianni Di Vita (l'unico non prelevato tra quelli della famiglia), il papà e marito di Sara e Antonella Ielsi, le due donne morte avvelenate da ricina. "Se ne avessero bisogno è lì a disposizione - spiega -. Tra le altre cose non è stato alterato nell'utilizzo e questo sarebbe anche facilmente dimostrabile attraverso la Polizia Scientifica. La messa a disposizione anche del telefonino di Gianni, laddove la procura lo ritenesse, è connaturata alla condotta di collaborazione che sino ad oggi, come parti offese, abbiamo sempre avuto".