La Farnesina sa i loro nomi, ma nient’altro di loro. E soprattutto non sa perché si trovino nel nostro Paese. Certo, conosce la loro identità formale. Ma ogni sospetto, in uno scenario internazionale come quello attuale, è più che lecito.
La realtà è che almeno un centinaio di cittadini russi – ma potrebbero essere molti di più – sono entrati senza diritto in Italia in appena otto mesi, tra dicembre 2024 e luglio 2025, attraverso visti turistici di 2 o 3 anni basati su documentazione contraffatta o non rispondente ai requisiti derivanti anche dalle restrizioni introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina. Il tutto grazie all’ex ambasciatore italiano in Uzbekistan, Piergabriele Papadia De Bottini, e alla sua collaboratrice russa, Tatiana Tarakanova, ex dipendente Enit (l’agenzia del turismo del governo italiano). Entrambi sono accusati di corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e ieri sono stati arrestati dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Roma. Gli ingressi illegittimi certificati dalla Procura di Roma – indagini coordinate dagli aggiunti Giovanni Conzo e Giuseppe De Falco – sono 95, ma i controlli sono stati fatti su un campione di 170 visti sui circa 400 rilasciati nello stesso periodo.






