"Lusitania non è un romanzo storico è un'allegoria politica che parla del nostro tempo.
Perché il passato, a differenza del futuro, è molto più imprevedibile.
Se non per una certezza, che esiste una continua ripetizione degli stessi errori". Ne è convinto Dejan Atanackovic, scrittore, artista e attivista serbo che ieri a Udine ha presentato il suo romanzo Lusitania nell'ambito di un incontro sulla "follia della guerra".
Un romanzo "nato ormai dieci anni fa, ma che tratta temi che stanno diventando sempre più contemporanei - ha raccontato Atanackovic - eventi del passato che, in un certo senso, sono più attuali di ora". Due gli episodi della Prima guerra mondiale trattati: l'affondamento nel 1915 della nave passeggeri Lusitania, colpita da un siluro tedesco nelle acque dell'Irlanda, e il caso della clinica psichiatrica di Belgrado, rimasto territorio libero dopo l'occupazione serba del 1915 da parte della duplice monarchia.
Con un richiamo all'attuale situazione geopolitica, l'auspicio dell'autore è suscitare un risveglio dall' "anestesia morale": "Le persone si abituano al fatto che avvengono cose assolutamente orribili a pochi chilometri, proprio come all'epoca in Serbia - ha aggiunto Atanackovic - stiamo parlando di una retorica nazionalista, di uno Stato che sta diventando sempre meno appartenente ai cittadini e più un governo criminale. Tutti dobbiamo capire quanto abbiamo contribuito, quanto siamo stati passivi e quanto le nostre società siano state passive per permettere che forme dell'irrazionale politico creassero categorie culturali". "Sono convinto che esistano determinate strutture sociali e culturali ed è importante creare un dialogo tra tutte queste strutture e istituzioni che hanno un peso nella società e che possono arrivare a conclusioni credibili - ha poi concluso - Un individuo può essere parte di queste strutture, ma non può farlo da solo".







