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8 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 6:25
In un pomeriggio piovoso di maggio, il Bar Tartarughe, nel rione Sant’Eustachio di Roma, ha fatto da cornice a un intervento anomalo, denso, quasi profetico. Massimo Cacciari, filosofo tra i più ascoltati nel dibattito sulla crisi dell’Occidente, ha parlato a un pubblico ristretto ma attentissimo di catastrofe, di katecon, e di una figura che attraversa silenziosamente le élite tecnologiche americane: l’Anticristo. Non quello dei sermoni, ma quello evocato da Peter Thiel, miliardario e fondatore della discussa azienda Palantir. L’incontro, intitolato Chi è l’Anticristo, teologia, tecnologia e potere, si è svolto in un’atmosfera volutamente non accademica. E Cacciari, che ha subito messo in guardia: «Non viviamo una crisi qualsiasi, come ce ne sono sempre state. Viviamo un’epoca di rottura».
Secondo Cacciari, il primo segnale di questa rottura è il salto qualitativo della tecnica attuale. «Non è come le altre rivoluzioni tecnologiche – ha spiegato – Oggi possiamo manipolare il patrimonio genetico, intervenire sulla catena dell’evoluzione. Questo è un salto. E lo avevano prefigurato autori come Bacone nella Nuova Atlantide, dove il politico e il tecnologico sono tutt’uno. Quella è l’idea regolativa della Silicon Valley». Ma il cuore dell’intervento è stato un altro: il modo in cui Thiel e la sua galassia ideologica rovesciano la tradizione apocalittica cristiana a proprio vantaggio.







