Siracusa prova a mettere ordine nella propria vocazione industriale e marittima. Non con una semplice dichiarazione di intenti, ma con un Protocollo d’intesa pluriennale che punta a trasformare l’area siracusana in un ecosistema integrato del Mediterraneo per l’economia del mare, la logistica, l’energia e l’innovazione. A firmare l’accordo Confindustria Siracusa, Irsap, Camera di commercio del Sud Est e Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale. Per i quattro enti hanno sottoscritto il documento Gian Piero Reale, Marcello Gualdani, Antonino Belcuore e Francesco Di Sarcina. L’operazione nasce attorno a un’idea precisa: presentare Siracusa non più come somma di pezzi separati — porto, polo industriale, infrastrutture, aree produttive, ricerca — ma come piattaforma territoriale capace di parlare con una sola voce a Regione, Stato, Unione europea e investitori privati.

Un territorio industriale che cerca una nuova traiettoria

Nel testo del Protocollo l’area siracusana viene descritta come un territorio dotato di «portualità, infrastrutture strategiche, insediamenti industriali di rilievo europeo e potenzialità nel campo della ricerca e dell’innovazione». È una fotografia che guarda al passato industriale, ma soprattutto alla sua possibile trasformazione. Il riferimento non è casuale. L’accordo si colloca nel quadro del Green Deal europeo, dell’European Ocean Pact e del Piano del Mare 2026-2028, il documento nazionale di programmazione strategica che il governo sta aggiornando dopo la consultazione avviata nel giugno 2025. Il messaggio è chiaro: i territori che arrivano preparati, con una governance riconoscibile e progetti già ordinati, hanno maggiori possibilità di intercettare risorse pubbliche e capitali privati. Siracusa vuole provare a stare dentro questa partita non da spettatrice, ma da piattaforma industriale e marittima organizzata.