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Chi legge questa newsletter ricorderà quel che accadde in Spagna poco più di un anno fa. Era il 28 aprile del 2025: alle 12.33 uno sbalzo improvviso di frequenza alla rete elettrica provoca distacchi a catena. Prima da Granada, poi da Badajoz e Siviglia si propaga un black out che fermerà per dieci ore la penisola iberica e il Portogallo. Nel giro di pochi minuti si bloccano stazioni e aeroporti, si spengono i semafori, si interrompe gran parte della rete di telefonia mobile. Il Congresso e la Borsa di Madrid, il Palazzo della Moncloa, le sedi dei ministeri e gli ospedali di tutta la Spagna rimangono senza energia. Chi, come questi ultimi, sono dotati di gruppi elettrogeni d’emergenza, evitano il peggio. Il blackout, in alcuni casi per pochi minuti, in altri per ore, raggiunge la Francia sud-occidentale, il Marocco, Andorra, perfino la Groenlandia: fra le 18 e la mezzanotte di quel giorno la rete di telefonia di Qaanaaq, Ittoqqortoormiit e Tasiilaq resta muta. E la ragione è presto detta: l’operatore telefonico locale dispone di una stazione di terra a Gran Canaria, la quale riceve dati da cavi terrestri e sottomarini, i quali a loro volta li inviano ai satelliti.