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Per colpire il governo Meloni il giornalista tira in ballo la disabilità. E lo fa a poche ore dalla morte del campione di F1 e handbike. Ma se lo avesse detto uno di destra?
Si può criticare il governo Meloni. Si può contestarne l’azione, giudicarla insufficiente, accusarla di immobilismo, persino di fascismo – tanto il ritornello è sempre lo stesso –, o sostenere che la durata di un esecutivo non basti a renderlo efficace. Tutto legittimo. Ma c’è un limite che dovrebbe valere per tutti: non trasformare la disabilità o la vecchiaia in una metafora del fallimento.
E invece Massimo Giannini, ospite da Giovanni Floris a “DiMartedì” su La7, nel tentativo di ridimensionare il dato politico della longevità del governo Meloni, ha scelto parole che meritano più di una riflessione: “La longevità è sicuramente un pregio, ma è condizione non sufficiente per fare un buon governo. È come un essere umano, siamo tutti contenti se un essere umano vive fino a cento, centodieci anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva. Se passa gli ultimi venti anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto”.







