Angelini Pharma acquisisce Catalyst Pharmaceuticals per 4,1 miliardi di dollari (l’equivalente di 3,5 miliardi di euro) ed entra così nel mercato americano, consolidando la leadership nell’area del Brain Health e Rare Disease. Come spiega una nota, i consigli di amministrazione di Angelini Pharma e di Catalyst Pharmaceuticals hanno approvato all’unanimità l’acquisizione di Catalyst Pharmaceuticals per 31,50 dollari per azione, riconoscendo un premio del 28% rispetto al prezzo medio ponderato per i volumi degli ultimi 30 giorni di Catalyst al 22 aprile 2026. Il perfezionamento dell’accordo è previsto nel terzo trimestre del 2026.

La strategia di crescita di Angelini nel pharma

L’acquisizione di Catalyst rientra nel grande piano che, ricorda Sergio Marullo di Condojanni, ceo di Angelini Pharma, è partito «cinque anni fa con una trasformazione profonda di Angelini Pharma, organizzativa, scientifica e strategica, con l’obiettivo di costruire un’azienda capace di competere a livello globale». Da un lato, continua Marullo di Condojanni, «continuando a investire sul nostro portafoglio tradizionale, dall’altro, puntando sulla cura delle patologie del sistema nervoso centrale, con l’obiettivo di rispondere a un bisogno che è purtroppo in grande crescita. Abbiamo così investito in innovazione attraverso lo sviluppo di una pipeline di asset ad alto valore, anche attraverso accordi di collaborazione con partner di primo piano come Blackstone Life Sciences in GRIN Therapeutics». L’acquisizione di Catalyst Pharmaceuticals rappresenta « un nuovo passo significativo che renderà Angelini Pharma un player rilevante in ambito globale nelle Malattie Rare neurologiche. L’ingresso nel mercato statunitense ci consentirà di acquisire la scala e le competenze necessarie per proseguire in questo percorso. La cura dei pazienti resta sempre al centro della nostra visione, e continuiamo a guardare avanti con determinazione forti di una strategia chiara e della volontà di continuare a crescere su scala globale. Siamo orgogliosi di una operazione che dimostra, ancora una volta, il dinamismo dell’industria farmaceutica italiana».