(di Laura Valentini) La foto dell'anno si intitola 'Separati dall'Ice' ed è stata scattata dalla statunitense Caroll Guzy per il Miami Herald.

Ma al di là dello scatto vincitore del World Press Photo 2026, che rende visibile e quasi concreto per l'osservatore l'impatto delle politiche migratorie dell'amministrazione Trump, nella mostra allestita al Palazzo Esposizioni di Roma dal 7 maggio al 29 giugno con il titolo 'World Press Photo 2026' arrivano da tutto il mondo gli esempi di fotogiornalismo e narrazione visiva più significativi dell'anno: sono 42 i progetti vincitori dell'ultima edizione selezionati da una giuria indipendente tra 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi.

Le immagini raccontano le crisi, le guerre e le complessità del mondo contemporaneo, dal finalista 'Emergenza umanitaria a Gaza' di Saber Nuraldin, scattata il 27 luglio 2025, che mostra civili palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti umanitari nel tentativo di procurarsi della farina, ai ritratti delle donne Achi in Guatemala che nello scatto dell'altro finalista Victor J. Blue per il New York Times Magazine rappresenta in primo piano il volto di Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti che hanno avuto il coraggio di denunciare gli stupri perpetrati durante la guerra civile: un tribunale di Città del Guatemala il 30 maggio 2025 dopo un processo durato 14 anni ha condannato tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l'umanità.