Il disegno di legge sugli sfratti, presentato dal Governo Meloni, non si limita ad accelerare procedure: sposta l’intero impianto dal bisogno di politiche abitative alle sole logiche punitive. In un Paese dove la crisi abitativa produce già oggi un numero enorme di sfratti e cresce la fragilità delle famiglie, questo provvedimento taglia tutele essenziali proprio per chi è in difficoltà.

Ogni anno, i tribunali italiani emettono mediamente 40.000 sentenze, e già oggi assistiamo a oltre 20.000 sfratti eseguiti con la forza pubblica: significa oltre 100 famiglie al giorno.

Ciò che preoccupa di più è la combinazione di misure che rendono l’esecuzione più rapida, più opaca e meno difendibile: l’eliminazione dell’avviso di rilascio consentirà all’ufficiale giudiziario di presentarsi senza preavviso, già dal giorno successivo alla scadenza del precetto. A ciò si aggiungono la compressione dei tempi, con un nuovo procedimento di ingiunzione di rilascio immediatamente esecutivo, così da permettere al giudice di decidere in quindici giorni senza attendere i tempi di un’eventuale motivata opposizione; l’irrigidimento anche sul fronte della morosità, con il dimezzamento dei tempi per sanarla la possibilità limitata a due volte in quattro anni; infine, un’ulteriore stretta sulla possibilità di rientrare.