GEMONA DEL FRIULI (UDINE) - «Cinquant’anni fa un rombo d’inferno attraversava questa terra meravigliosa. Tolse la vita a quasi mille persone, distrusse città e borghi, frantumò pietre millenarie e in molti, nel buio di quella notte, pensarono che dalle viscere delle montagne si fosse risvegliato l’Orcolat». Così, il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, a Gemona per il cinquantenario del terremoto del 1976, è entrata nel vivo di quei giorni, citando (come poi avrebbe fatto anche il Presidente Sergio Mattarella) il mostro leggendario che secondo la tradizione vivrebbe in una grotta sul Monte San Simeone e che avrebbe scatenato il disastro. Ma «dove molti si sarebbero sentiti sconfitti, sarebbero stati vinti dall’urto, i friulani no. Fecero la loro mossa, decisero di sfidare l’Orcolat, si rimboccarono le maniche, si misero al lavoro e decisero che avrebbero fatto rinascere questa terra. E lo fecero in modo così straordinario che il modello Friuli è il miglior esempio di ricostruzione post-sismica che l’Italia abbia conosciuto», ha detto Meloni. Il Presidente del Consiglio ha citato sin da subito Giuseppe Zamberletti, il commissario straordinario per il terremoto in Friuli, riconosciuto come il padre fondatore della moderna Protezione civile. Grazie alla sua intuizione, ogni comune fu dotato di un centro operativo per gli interventi di assistenza e ai sindaci fu conferito un ruolo chiave. «Questa è l’idea che ha gettato le basi del sistema italiano di Protezione civile che noi conosciamo oggi e di cui andiamo tutti fieri». Ma, ha aggiunto la premier, il modello Friuli «ci ha consegnato anche un’altra saggia intuizione». I friulani, come ricordato dal sindaco di Gemona Roberto Revelant, «decisero di ricostruire tutto com’era e dov’era. Decisero di ricostruire negli stessi luoghi tutto quello che il terremoto aveva distrutto». E fu un modo per non perdere la propria identità. «Fu una delle chiavi di volta della ricostruzione, che - ha detto Meloni - qui si concluse rapidamente senza sprechi e senza ruberie». E anche dove non si è potuto ricostruire, come a Portis Vecchio (frazione di Gemona ndr) «quello che è rimasto non è andato perduto. Non è un borgo fantasma, ma continua a vivere di memoria e testimonianza». Un passo importante, secondo il presidente del Consiglio, per raccontare al mondo come reagire.