Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 20:05

Giornalismo per il bene pubblico: un riconoscimento, quello del premio Pulitzer 2026, vinto per la seconda volta in cinque anni dal Washington Post e questa volta grazie agli articoli della “narrative enterprise reporter” Hannah Natanson che hanno “squarciato il velo di segretezza che circonda la caotica riorganizzazione delle agenzie federali da parte dell’amministrazione Trump e per aver documentato con grande ricchezza di dettagli gli impatti umani dei tagli e le conseguenze per il Paese”.

La soddisfazione non cancella quello che la giornalista ha dovuto patire per aver il suo lavoro: lo scorso gennaio casa sua è stata perquisita da cima a fondo dagli agenti dell’FBI che le hanno sequestrato pc, telefono, cellulare e uno smartwatch. L’atto era stato giustificato dalla necessità di indagare sulla possibile condivisione di segreti governativi. Il Washington Post e altri organi di stampa avevano condannato l’episodio come una “tremenda intrusione” da parte dell’amministrazione Trump. Il 4 maggio il Washington Post ha dato conto del divieto, imposto al dipartimento di Giustizia da un giudice federale della Virginia, di esaminare i dispositivi elettronici sequestrati.