Prima la giustizia militare, adesso quella ordinaria. Dopo sei processi termina la vicenda che ruota intorno a Walter Biot, il capitano di fregata arrestato in un parcheggio della periferia romana dai carabinieri del Ros, il 30 marzo 2021, mentre vendeva segreti militari alle spie russe. Se la giustizia militare aveva condannato l’imputato a scontare 29 anni e due mesi di carcere, adesso la Cassazione riconferma le accuse: 20 anni di carcere per spionaggio, rivelazione di notizie che per la sicurezza nazionale dovevano rimanere segrete e corruzione.

(lapresse)

Due procedimenti paralleli per un unico fatto. Che inizia il 30 marzo 2021, quando Biot arriva a Spinaceto – periferia Sud - con la sua Nissan Patrol. Incontra il dipendente dell’ambasciata di Mosca Dmitry Ostroukhov.

Il capitano di fregata, classe 1966, una moglie psicoterapeuta che il Covid ha lasciato senza lavoro, quattro figli e una vita privata complicata, a suo modo era un obiettivo perfetto per Mosca. Non vedeva il mare da una decina di anni. Era sbarcato dalla portaerei Garibaldi per approdare nel più confortevole Ufficio stampa della Difesa e quindi tra le file dello Stato Maggiore Difesa: “Ufficio di politica militare e pianificazione”, dove circola materiale classificato di non primissimo rango.