C’è una differenza sottile ma decisiva tra una piazza e un palcoscenico. La prima è il luogo della partecipazione, il secondo quello della rappresentazione. A Genova, il 16 maggio, le due dimensioni torneranno a sovrapporsi con la “Coloratacena”, che dopo otto anni riconquista piazza De Ferrari, cuore simbolico e istituzionale della città. Non un luogo qualunque dunque, ma il salotto buono, il crocevia del potere, proprio sotto le finestre della Regione.
La decisione della sindaca Silvia Salis di ripristinare il patrocinio al banchetto arcobaleno, dedicato ai diritti Lgbtqia+, non è un atto neutro. È una scelta che parla un linguaggio preciso: quello dei diritti elevati a segno identitario dell’amministrazione. Una discontinuità netta rispetto alla stagione di Marco Bucci, che dal 2018 aveva tolto quel sigillo, considerandolo incompatibile con una linea istituzionale più prudente su eventi percepiti come divisivi. Nel mezzo, non c’è solo una cena. C’è il racconto di un’Italia che si specchia nelle sue contraddizioni: inclusione e identità, libertà e rappresentazione, diritti e consenso. E un’Italia costretta a scegliere da che parte stare, anche solo per una cena.
SONDAGGIO YOODATA, GIUSEPPE CONTE IN TESTA: ECCO PERCHÉ SILVIA SALIS INGUAIA SCHLEIN






