Un premio che, a conti fatti, può non far arrivare i vincitori a ottenere una maggioranza certa ma, per paradosso, può mandarli anche molto vicino ai numeri dei quorum costituzionali per eleggere le alte cariche.

Il faro dei professori sentiti in commissione Affari Costituzionali alla Camera sulla riforma della legge elettorale si è concentrato in particolare sui 70 seggi (35 al Senato) 'di governabilità' che vengono attribuiti a chi raggiunga almeno il 40% dei consensi. E se c'è chi (Giovanni Guzzetta, Tommaso Frosini, Felice Giuffré) lo giudica tutto sommato equilibrato da Gianfranco Pasquino, Cesare Pinelli e Luciano Fasano arriva un allarme. "Il premio può produrre esiti contraddittori", riassume quest'ultimo. Un allarme subito ripreso dal Pd. FdI, però, difende le proprie scelte: il premio "non è né irragionevole né sproporzionato", sottolinea uno degli sherpa e relatore della riforma, Angelo Rossi di FdI.

"Ad ogni modo - apre il presidente della commissione, l'azzurro Nazario Pagano - sulla modalità di attribuzione del premio si può discutere, ma a patto che dall'opposizione arrivi almeno qualche segnale di fumo. A me non dispiacerebbe - dice Pagano - l'idea che venisse attribuito dopo il voto" ma di eventuali correzioni si discute se le opposizioni "dicono 'iniziamo a ragionare'". Opzione che, al momento, non sembra intravedersi. La proposta di modifica della legge elettorale avanzata dal centrodestra "è irricevibile" chiude ancora una volta la porta la segretaria Dem Elly Schlein. E' "invotabile", anche per il segretario di +Europa Riccardo Magi. Ed è un no secco anche all'ultima offerta di dialogo arrivata ieri dal responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli: "Noi - ha detto ai Tg - vogliamo fare la legge elettorale con tutti coloro che ci vogliono lavorare. Ciascuno ha le sue sensibilità, crediamo che le preferenze siano uno strumento importante all'interno della legge elettorale".