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Ultimo aggiornamento: 16:40
L’attacco sistematico allo Stato non è un errore del nostro tempo, ma una strategia di lunga data. Parola di Massimo Florio. Nel suo ultimo libro, Il Capitale contro lo Stato (Feltrinelli 2026), il professore emerito di Scienza delle Finanze alla Statale di Milano analizza quello che lui definisce il conflitto tra l’espansione dello Stato nell’economia, nella salute, nella previdenza, nell’istruzione e l’accumulazione illimitata di capitale oligopolistico, dalle Big Tech alla finanza, dall’Oil&Gas al militare. Il punto è che, contrariamente a quello che si tende a pensare, il settore pubblico non è cresciuto ai margini del mercato, ma molto più rapidamente di esso. Dopo la fine della guerra fredda, ricorda Florio, l’idea che il mercato potesse chiudere definitivamente la partita contro l’affermarsi di un modo di produzione pubblico sembrava egemonica. Non è andata così. Tanto che oggi, sostiene, dietro la retorica di Trump e delle nuove destre, riemerge una pulsione distruttiva che mira a svuotare le istituzioni pubbliche e a ridurle definitivamente a strumento delle oligarchie. L’alternativa che il professore propone è uno Stato post-capitalista, capace di creare imprese a missione pubblica, promuovere un’economia dei beni comuni e interagire con comunità di cittadini consapevoli della propria condizione di espropriati. Questo a livello globale, ma in Italia in particolare come sono andate e come vanno le cose? Il governo Meloni ha fatto fare molti passi allo Stato nell’economia e nella finanza, è un risveglio dello Stato o un suo smantellamento dall’interno? Ecco cosa ne pensa il professore.






