La Cina non ha vinto la corsa ai robot umanoidi: l’ha riscritta. Con migliaia di unità impiegate e una capacità manifatturiera senza eguali, Pechino controlla oggi la componente fisica di un settore in grande trasformazione. A spiegare cosa questo significhi per l’industria europea è William Shi, ceo europeo di Agibot.

Diecimila robot

William guida l’espansione europea di Agibot dall’ufficio di Milano, scelto come base strategica per l’ingresso nel mercato continentale. Agibot ha recentemente annunciato il suo robot umanoide numero 10mila, diventando una delle prime aziende al mondo a raggiungere questa soglia su scala industriale. Una traiettoria che ha convinto alcuni tra i più importanti investitori cinesi e globali — tra cui Tencent Holdings, HongShan Capital Group (già Sequoia China), C-Capital ed Lg Electronics — a puntare sulla robotica embodied. La società mira a una valutazione compresa tra 5,1 e 6,4 miliardi di dollari in vista di una quotazione alla Borsa di Hong Kong prevista per quest’anno.

Il valore del benchmark europeo

La prospettiva di William è quella di chi conosce entrambi i lati: la tecnologia dall’interno e le aspettative — e le resistenze — del cliente europeo. «L’Europa è un mercato esigente, ma è anche il luogo dove le aziende che sanno conformarsi costruiscono credibilità globale», osserva. «Chi supera il benchmark europeo ha acquisito grande credibilità».