«Il Papa sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone». Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump all'emittente Salem News, a due giorni dalla visita del segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano per “ricucire” dopo i pesanti attacchi dei giorni scorsi a Prevost. Leone XIV «preferisce parlare di come sia accettabile che l'Iran abbia un'arma nucleare, non penso sia una buona cosa», ha aggiunto Trump.
L’INTERVISTA
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No alla guerra santa
«La concezione di Trump è presente in un certo mondo cattolico tradizionalista che vede l’Islam come una minaccia per il cristianesimo- replica a La Stampa l’arcivescovo Michele Pennisi, da sempre in prima linea nel dialogo ecumenico e nelle relazioni Stato-Chiesa-. Al contrario di questa linea oltranzista il Papa realizza il dialogo con l’Islam come si è visto nel suo viaggio in Algeria e nella visita in moschea. Trump vuole una guerra santa contro l’Islam e qui sta la ragione dei suoi attacchi a Leone XIV. Ma, come era solito ripetere don Luigi Sturzo, Gesù non ha mai proclamato la guerra santa». Inoltre, aggiunge il presule, «Trump è ondivago e contraddittorio nel suo modo di agire sullo scacchiere internazionale e nel confronto con le istituzioni religiose. Da un lato invita il segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano, dall’altra attacca nuovamente il Pontefice. Sembra quasi che l’invio a Roma di Rubio sia un modo per addolcire la pillola che Trump vuol fare ingoiare al Papa a discapito di 50 milioni di cattolici americani e dell’intero episcopato Usa che sostengono Robert Francis Prevost nella sua azione di pace». Un modo di procedere, «a dir poco disorientante anche perché così si brucia anche la missione di Rubio che ha invece buoni rapporti con la Santa Sede e ha credito nel mondo cattolico statunitense». Già nel 1937 don Sturzo chiariva quale sia la «responsabilità dei cristiani, affrontando il tema della guerra civile spagnola e del conflitto in Abissinia. E criticando aspramente quei cattolici che cercavano di giustificare l'uso della violenza bellica attraverso la dottrina della «guerra giusta». Osserva l’arcivescovo Pennisi: «Il cristianesimo, a differenza di altre tradizioni religiose o ideologiche, non prevede la spada come strumento di diffusione della fede o di risoluzione dei conflitti, poiché se così fosse stato, Cristo stesso ne avrebbe dato l'esempio o l'autorizzazione».










