La notizia, in fondo, è tutta lì: Zara è arrivata al Met Gala. Non in una citazione laterale, non in un abito “ispirato a”, non in una comparsa commerciale travestita da collaborazione. Zara è salita davvero sulla scalinata del Metropolitan Museum of Art, addosso a Stevie Nicks, 77 anni, leggenda dei Fleetwood Mac, al suo debutto assoluto al gala, e poi di nuovo con Bad Bunny. Sì, se qualcuno pensava che lo smoking custom-made firmato Zara indossato da Bad Bunny al Super Bowl 2026 fosse solo una fugace trovata commerciale, si sbagliava di grosso. Il rapper portoricano ha replicato sul tappeto rosso del Met, elevando l’operazione a un progetto stilistico che si è rivelato la migliore e più profonda interpretazione del tema di quest’anno, “Fashion is Art”.
Stevie Nicks è stata la prima a indossare una creazione dell’attesissima collezione di John Galliano per Zara. Il look, realizzato su misura per lei, non appartiene alla collezione che Galliano lancerà con il marchio più avanti, ma ne anticipa perfettamente la portata culturale: un abito nero e blu notte in seta taffetà, con silhouette a crinolina, gonna ampia ricamata con rose in tulle e chiffon applicate, giacca in velluto e seta e un cappello alto con piuma creato insieme al milliner Stephen Jones. Una dama dark, un po’ sacerdotessa rock, un po’ cappellaia matta, cioè esattamente quello che Stevie Nicks è sempre stata nel nostro immaginario: una donna che non ha mai avuto bisogno di ringiovanirsi per restare iconica. Se c’è un cortocircuito perfetto tra alta moda, memoria pop, industria culturale e mass market, è questo. Una volta per produrre un momento simile serviva una maison storica, possibilmente francese, con archivio, atelier, cliente, aura e lista d’attesa. Ora può bastare Zara, purché dietro ci sia il nome giusto, nel momento giusto, addosso alla persona giusta.











