Afebbraio l’ultimo, sconcertante episodio, documentato da un video diffuso dal P.M. Dhakate, chief conservator of forests, in prima linea per la conservazione della natura e la gestione dei conflitti uomo-fauna selvatica in India, un contenuto diventato immancabilmente virale: nel cuore del Parco Nazionale di Ranthambore una tigre si guarda intorno spaesata, circondata da auto e costretta a farsi largo per ritrovare la via della foreste, mentre una folla – urlante e festosa – protende gli smartphone nel tentativo di scattare la foto perfetta da postare su Instagram. Già, ma a quale prezzo? Le conseguenze dell’overtourism sulla fauna selvatica sono sempre più consistenti: gli animali sono messi sotto pressione e sviluppano spesso comportamenti pericolosi. Perché - spiega Dhakate - “l'affollamento crea una barriera fisica, aumentando i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e favorendo potenzialmente un'aggressività difensiva”.
Prima di entrare in una riserva si lascia il cellulare
Così l’India prova a correre ai ripari: una sentenza della Corte Suprema, destinata forse a segnare una strada obbligata su scala globale, ha portato al divieto dei telefoni cellulari nelle zone più gettonate per il turismo di alcune riserve per tigri del Paese, ritenendo i dispositivi - e il comportamento dei turisti durante i safari quando li usano - troppo pericolosi sia per gli esseri umani sia per la fauna selvatica. Ancora: sono vietati i safari notturni, perché generano disturbi maggiori agli animali, ed è limitato lo sviluppo edilizio nelle aree limitrofe alle riserve. I visitatori sono costretti a lasciare lo smartphone in una scatola, prima di entrare nella riserva, o a riporlo nella borsa, in modalità silenziosa. Ancora: nelle fasce orarie clou, all’alba e al tramonto, le vie interne delle riserve non possono essere battute dai percorsi safari. “Del resto i turisti erano diventati sempre più sconsiderati nel tentativo di immortalare gli animali, con casi in cui lo smartphone è caduto e le guide hanno dovuto scendere dalla jeep per recuperarlo”, ha raccontato alla Bbc la giornalista indiana Charukesi Ramadurai. “Ricordo anche un caso in cui un bambino è caduto a pochi metri da una guida perché ha perso l’equilibrio, urtato dalla mamma durante la posa per un selfie”, aggiunge. Ma non c’è in ballo solo la sicurezza delle persone. Questa è una situazione paradigmatica: sintetizza alla perfezione il difficile equilibrio tra il desiderio di conoscenza del grande pubblico, che talvolta sfocia in vero e proprio voyeurismo, e la tutela del benessere della fauna selvatica, fatalmente in bilico a causa di flussi crescenti e – naturalmente – dell’invadenza degli smartphone.






