L'edizione di quest’anno di RightsCon, la più grande conferenza al mondo sui diritti digitali, è stata annullata a causa delle pressioni del governo cinese.A riportarlo è l’organizzazione non profit che organizza l’evento ogni anno, Access Now, che in una nota afferma di essere stata “informata che diplomatici della Repubblica popolare cinese (Rpc) stavano facendo pressioni sul governo dello Zambia perché alcuni partecipanti della società civile taiwanese avevano in programma di partecipare di persona all’evento”.L’ambasciata cinese a Washington e l’Ufficio di rappresentanza economica e culturale di Taipei negli Stati Uniti non hanno risposto subito alle nostre richieste di commento. Quando Wired ha chiamato l’ambasciata zambiana a Washington, un membro dello staff ha risposto al telefono e ha trasferito la chiamata a un’altra persona dello staff, che ha risposto per alcuni secondi prima di riagganciare. Una seconda chiamata è rimasta senza risposta.Access Now sostiene di aver saputo “in modo informale da più fonti” che, “per permettere a RightsCon di proseguire, avremmo dovuto limitare temi specifici ed escludere comunità a rischio, tra cui i partecipanti taiwanesi, dalla partecipazione sia in presenza che online”.La RightsCon 2026 avrebbe dovuto includere diversi incontri dedicati all’influenza internazionale della Cina, alle modalità con cui Pechino esporta l'autoritarismo digitale e diffonde disinformazione in regioni come l’Africa, ma anche discussioni sui cyberattacchi e sulla diffusione globale delle tecnologie di censura e sorveglianza da parte della Cina.Le pressioni cinesi sullo Zambia“Diverse informazioni che abbiamo ricevuto indicano che l’interferenza straniera da parte della Repubblica popolare cinese ha avuto un ruolo nella brusca interruzione di RightsCon 2026”, ha raccontato a Wired Arzu Geybulla, co-direttrice esecutiva di Access Now.Una settimana prima dell’inizio previsto della conferenza a Lusaka, in Zambia, il governo locale ha annunciato improvvisamente che l’evento era rinviato a data da destinarsi. In una nota del 28 aprile, il ministro della Tecnologia e della Scienza zambiano, Felix Mutati, ha dichiarato che alcuni “relatori e partecipanti sono ancora in attesa delle necessarie autorizzazioni amministrative e di sicurezza”. Il giorno successivo, il ministro dell’Informazione e dei Media Thabo Kawana ha aggiunto che “il rinvio si è reso necessario per consentire la piena condivisione di informazioni cruciali relative ai principali temi proposti per la discussione durante il summit”.Il 27 aprile, due giorni prima dell’annuncio del governo zambiano, Access Now “è venuta a sapere che la partecipazione in presenza di persone provenienti da Taiwan aveva attirato l’attenzione del governo della Repubblica popolare cinese. A quanto pare, le autorità cinesi stavano cercando di influenzare l’approccio del governo zambiano relativamente all’ingresso nel paese dei partecipanti taiwanesi”, afferma Geybulla. “Poco dopo, il governo zambiano ha fatto pubblicamente riferimento a ‘protocolli diplomatici’ e ad ‘autorizzazioni amministrative e di sicurezza ancora in sospeso’ dei partecipanti come ragioni dell’interruzione di RightsCon”.Open Culture Foundation, un’organizzazione non profit taiwanese che avrebbe dovuto partecipare alla RightsCon di quest’anno, racconta di essere stata avvertita da Access Now che i cittadini taiwanesi avrebbero potuto avere problemi a entrare in Zambia a causa delle possibili obiezioni dell’ambasciata cinese. Ai partecipanti è stato quindi chiesto di non procedere con i piani di viaggio mentre gli organizzatori si coordinavano con le autorità zambiane.Nikki Gladstone, direttrice di RightsCon presso Access Now, ha confermato a Wired che l’organizzazione era stata in contatto con i partecipanti taiwanesi per informarli dei potenziali problemi legati al viaggio in Zambia. “Considerati i possibili problemi di ingresso che questo avrebbe creato per quella comunità, e visto che molti dei suoi membri avrebbero dovuto mettersi in viaggio a breve, abbiamo sentito il dovere di informare i partecipanti taiwanesi registrati di quanto stava accadendo, mentre cercavamo di ottenere ulteriori dettagli”, afferma Gladstone. “Abbiamo detto che avremmo esitato a raccomandare il viaggio finché la situazione non fosse stata più chiara”.Un dipendente di un’altra organizzazione per i diritti umani, che ha chiesto di restare anonimo per motivi di sicurezza, ha detto a Wired che, dopo il rinvio ufficiale di RightsCon, uno dei finanziatori della sua organizzazione aveva riferito che da giorni il governo cinese stava facendo pressioni su quello zambiano per via della presenza di una delegazione taiwanese alla conferenza.Le conseguenze oltre RightsConLe tensioni politiche sembrano aver compromesso anche un altro evento dedicato al tema dei diritti umani previsto in Zambia questo mese. La Giornata mondiale della libertà di stampa, una conferenza annuale organizzata dall’Unesco, avrebbe dovuto svolgersi a Lusaka in concomitanza con RightsCon. Secondo il sito dell'agenzia dell'Onu, la maggior parte degli eventi è stata spostata a Parigi oppure online.Dal 2011, RightsCon riunisce migliaia di persone che lavorano su temi come la censura, la sorveglianza e i diritti umani online. Secondo il sito dell’organizzazione, quest’anno Access Now si aspettava la partecipazione di circa 2600 persone provenienti da oltre 750 organizzazioni. Alcune delle più grandi aziende tech al mondo, tra cui Meta, Microsoft e Alphabet, hanno sponsorizzato RightsCon o inviato propri dipendenti a partecipare all’evento.L’anno scorso Access Now ha organizzato l'evento a Taipei, capitale di Taiwan. Geybulla afferma però che questa è la prima volta in cui gli organizzatori della conferenza si trovano di fronte a pressioni esplicite da parte del governo cinese. “Per ogni edizione di RightsCon effettuiamo valutazioni del rischio dettagliate e specifiche, in base al contesto locale e alle esigenze della nostra comunità, che tengono conto anche della minaccia di sorveglianza e ritorsioni. Nel caso di RightsCon 2025, ospitata a Taipei, tra questi rischi c’era anche la possibile sorveglianza da parte della Repubblica popolare cinese”, spiega. “Storicamente, però, non abbiamo documentato pressioni significative o esplicite da parte della Repubblica popolare cinese su RightsCon”.“Il quadro internazionale è cambiato al punto che oggi possono colpire una conferenza da duemila persone senza che nessuno dica nulla”, commenta Samuel Chu, attivista per i diritti umani di Hong Kong sanzionato dalla Cina nel 2021, che aveva in programma di partecipare a RightsCon quest’anno.I legami tra Zambia e CinaLo Zambia, a differenza di alcuni dei paesi che hanno ospitato RightsCon in passato, ha profondi legami politici ed economici con Pechino. La Cina è il principale creditore del paese e le aziende cinesi hanno avuto un ruolo importante nei progetti infrastrutturali locali. Il 23 aprile, meno di una settimana prima dell’annullamento di RightsCon, la Zambia Development Agency ha firmato un accordo da 1,5 miliardi di dollari con un’impresa edile statale cinese per aumentare la capacità di produzione di energia elettrica del paese. La sede in cui avrebbe dovuto svolgersi RightsCon 2026, il Mulungushi International Conference Center, è stata oggetto nel 2022 di un importante ampliamento, finanziato con una sovvenzione da 30 milioni di dollari del governo cinese.Alejandro Mayoral Baños, co-direttore esecutivo di Access Now, definisce l’annullamento di RightsCon “un tentativo calcolato di mettere a tacere il movimento globale e consegnare agli autoritari le chiavi del futuro. Ma che sia chiaro: non ci stiamo ritirando. Ci stiamo trasformando”.Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.