Quel messaggio, spedito proprio quel giorno, fa venire i brividi: «Avete tempo fino a stasera per far ragionare la signora Vinci». La data di invio è il 12 agosto scorso: ventiquattro ore dopo, Umberto Efeso ha accoltellato a morte l’ex moglie Tiziana Vinci, nella villa dell’imprenditore e (oggi) presidente di Confindustria La Spezia Alessandro Laghezza, dove la donna lavorava come collaboratrice domestica.
Del testo inviato al compagno di una delle figlie della coppia si è parlato nell’udienza di oggi in Corte di Assise, nel processo in cui Efeso è accusato di omicidio premeditato, quando è stato sentito il perito informatico Francesco Saccia, che si è occupato di estrarre i dati dai cellulari finiti nel fascicolo.
Se il messaggio, citato in aula della pm Federica Mariucci, può essere facilmente letto come una prova della premeditazione del delitto, il legale di Efeso Andrea Buondonno ha replicato che «bisogna leggere anche quello c’è stato prima e dopo quel messaggio, contestualizzarlo».
Secondo l’avvocato, Efeso avrebbe preso di mira proprio i sei figli avuti con Tiziana Vinci, che nell’ambito della relazione in pezzi fra genitori avevano deciso di tagliare qualsiasi rapporto con il padre, già con il braccialetto elettronico. E li avrebbe minacciati di rivelare quelli che nella sua testa erano scheletri nell’armadio dei suoi familiari. Da qui l’inaccettabile ultimatum: “Avete tempo fino a stasera per far ragionare la signora Vinci”.






