Sapeva che il suo ex marito era violento, e per questo l'aveva denunciato più volte, sapeva che non poteva distrarsi, che doveva stare attenta, ma non poteva immaginare che oggi sarebbe morta per tre coltellate in un fianco, lasciando nel dolore più assoluto sei figli, gli amici, i parenti.
Tiziana Vinci è morta così in un lago di sangue nella bella villa dove lavorava come collaboratrice domestica. A ucciderla Umberto Efeso, il suo ex marito, l'uomo che aveva denunciato più volte per stalking e violenze, l'uomo che aveva alla caviglia un braccialetto elettronico che non funzionava dovuto a quel 'Codice rosso' che dovrebbe aiutare a salvare le vittime della violenza di genere.
La storia della separazione di Tiziana e Umberto è una storia fatta di violenza. Di persecuzioni, di minacce. Così tante e così frequenti da aver costretto la donna a denunciare tutto ai carabinieri. A giugno, l'ennesima denuncia trasforma il grido d'aiuto di Tiziana in un 'Codice rosso' che introduce misure urgenti per la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Codice rosso che aveva portato nel giro di 48 ore l'applicazione e l'attivazione del braccialetto elettronico sulla caviglia di Umberto. Uno strumento di controllo che, quando funziona, può veramente aiutare le vittime di violenza a tenere lontano chi le perseguita. In più, un mese dopo l'attivazione del braccialetto, il questore della Spezia aveva firmato un provvedimento con il quale ammoniva l'uomo a non avvicinarsi alla donna. Era luglio.










