Cinquina sulla ruota di Madrid: Jannik Sinner aggiorna ancora una volta il libro dei record, aggiungendone altri due che raccontano meglio di tutto il resto l’onnipotenza del numero uno del mondo. Primo in assoluto a vincere cinque Masters 1000 consecutivi, primo a mettere in fila i primi quattro stagionali, con una striscia ancora aperta che non ha precedenti e una classifica che lo porterà oltre i 14.000 punti. Il 6-16-2 inflitto a Alexander Zverev in 57 minuti è la ceralacca su una lettera destinata alla storia di questo sport. Sulla carta era la miglior finale possibile, numero uno contro numero tre del mondo, i primi due del seeding. Nel campo dedicato a Manolo Santana, si è trasformata in poco più di un allenamento. Sinner ha preso il controllo dal primo game, poi il break immediato e un ritmo imposto senza mai abbassarlo. Zverev, due volte campione qui, è rimasto ai margini, in balia dei colpi dell’azzurro, incapace di entrare nello scambio e senza mai dare la sensazione di poterci credere davvero. Di fatto, la partita è finita sul 3-0 del primo set.

DOMINIO Il dominio si legge anche nei dettagli. $ la seconda finale più veloce nella storia dei Masters 1000: davanti resta solo quella del 2000 in Canada, quando Marat Safin superò Harel Levy in 54 minuti con il punteggio di 6-2 6-3. Percentuali altissime al servizio, aggressività costante in risposta e la solita gestione dei momenti chiave, ormai diventata un marchio registrato. Anche quando, sul 5-1 del primo set, si ritrova sotto 15-30, chiude con tre colpi: servizio vincente, palla corta e ace. Un modo per ribadire che il controllo resta sempre nelle sue mani e, soprattutto, per spegnere sul nascere qualunque velleità di ritorno nel match. È questa la cosa che impressiona del Sinner attuale, la capacità di non concedere nulla, di mostrarsi apparentemente indistruttibile. E l’apparenza, in questi casi, non inganna. «Ho cominciato bene la partita subito col break, Sasha non ha giocato il suo miglior tennis, soddisfatto del mio livello. Un altro titolo per me vuol dire tantissimo», ha raccontato dal campo Sinner, «dietro a tutto questo c’è molto lavoro e molta dedizione, questi risultati vogliono dire tanto. Si parla sempre di me, ma è merito del mio team, di tutti noi». Dall’altra parte, Zverev non cerca scuse, né alibi o qualcosa che gli possa somigliare: «Mi dispiace tantissimo. Jannik è il più forte di tutti di gran lunga, non c’è chance per quasi nessuno di noi e vorrei dire al team... state facendo un bel lavoro ma almeno al Roland Garros prendetevi una pausa».