Giuseppe Poggi e Rita Preda restano convinti della colpevolezza di Alberto Stasi, nonostante la puntuale ricostruzione della dinamica (e del movente) con cui Andrea Sempio, secondo la Procura di Pavia, ha ucciso Chiara la mattina del 13 agosto 2007, mentre loro si trovavano in vacanza sulle Dolomiti, in Val Pusteria, insieme all'altro figlio, Marco. Una ricostruzione che i legali dei Poggi definiscono «assolutamente fantasiosa». Sul commesso di 38 anni, amico intimo di Marco e frequentatore della loro villetta in via Pascoli, a Garlasco, i genitori della vittima sono "innocentisti". Una tesi sostenuta non per partito preso, ma dettata dalla fiducia che ripongono nella giustizia. E, al momento, il dato processualmente certo è che c'è una condanna definitiva a 16 anni per omicidio inflitta a Stasi. Mentre le contestazioni a carico di Sempio non hanno ancora superato il vaglio di un giudice.
«Riteniamo che si tratti di una ricostruzione assolutamente fantasiosa - ha precisato l'avvocato Francesco Compagna, che assiste la famiglia Poggi insieme al collega Gian Luigi Tizzoni - Chiara avrebbe aperto la porta in pigiama ad Andrea Sempio? E lui sarebbe stato talmente ossessionato da Chiara da non averla mai cercata sul cellulare nel corso di tanti anni? E avrebbe poi deciso di recarsi nella villetta di via Pascoli proprio nei giorni in cui lei conviveva con il fidanzato Alberto? Sono tutti aspetti che non convincono». «Lascio da parte la bicicletta nera da donna, i pedali, le scarpe Frau, che sono aspetti più tecnici che devono essere trattati con una certa completezza e precisione - ha aggiunto il legale - ma già di primo acchito, ancora prima di vedere le carte, riteniamo che davvero si stia continuando ad accusare una persona che è palesemente estranea a questo delitto e questo dispiace per tante ragioni». In casa Poggi c'è grande scetticismo per la svolta a cui è arrivata la Procura di Pavia, constando a Sempio di aver ucciso la 26enne «con crudeltà», colpendola con un corpo contundente e provocandole «almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto».









