Per chi abita e frequenta Corvetto, quartiere milanese rimbalzato sulle cronache nazionali dopo la morte del giovanissimo Ramy, quello non è né un bar né una bakery, come recita l’insegna. Semplicemente si va “da Gobbato”. Bar e panetteria sempre pieno da mattina a sera, che sia per la colazione con zeppola, la merenda dei bimbi della scuola materna a fianco o l’aperitivo. Un sorriso per tutti e per chi ne ha bisogno anche la certezza di trovare un caffè o un panino “sospeso”.
È il 29 marzo 2025 e due agenti della polizia locale - un uomo di 62 anni nato in Sicilia e una 55enne originaria di Monza, all’epoca in servizio alla sezione annonaria - entrano a metà mattina alla Gobbato Bakery di via Barabino per una fetta di pizza da cinque euro e 80 centesimi. Al momento di pagare, chiedono lo sconto. Rifiutato. Il vigile promette di tornare presto e lascia il locale con una minaccia: la prossima volta non avrebbe «chiuso gli occhi».
Cinque giorni dopo tornano in compagnia di un agente di polizia, l’unico in divisa. I tre mettono in piedi un teatrino. Quello in divisa spiega ai titolari le sue condizioni: non vogliono pagare come tutti gli altri, ma con un forfait al ribasso. Mentre lui detta le condizioni, la vigilessa inizia a passare in rassegna e ad alta voce, in modo da farsi sentire dai clienti, una serie di violazioni che avrebbe visto nel locale. Minaccia un ipotetico controllo, con multe fino a 5mila euro. E poi i tre escono. Senza pagare.







