“Senza testimoni non c’è verità. E senza verità non c’è giustizia”. Con queste parole, giornaliste e giornalisti si danno appuntamento giovedì 7 maggio a Roma per un presidio–flash mob tra Piazza Capranica e Piazza Montecitorio, per denunciare l’uccisione deliberata di operatori dell’informazione nei conflitti in Medio Oriente e chiedere la fine dell’impunità. “Press, basta sangue sui nostri giubbotti” è lo slogan scelto per la giornata. Un messaggio netto, che richiama la funzione fondamentale del giornalismo come presidio di democrazia e come strumento indispensabile per l’accertamento della verità. Perché – ribadiscono i promotori – “senza chi racconta, le guerre diventano invisibili”.
La mobilitazione, promossa dagli Operatori dell’informazione per Gaza, dalla Rete #NoBavaglio insieme ad Articolo 21, Giulia Giornaliste Lazio, Controcorrente Lazio, Movimento Pace e Giustizia in Medio Oriente e sostenuta da FNSI, Ordine dei Giornalisti, Odg Lazio, Stampa Romana e GVPRESS, prende le mosse dall’ultimo episodio avvenuto il 22 aprile nel sud del Libano. In quell’attacco dell’esercito israeliano è stata uccisa Amal Khalil, 43 anni, reporter del quotidiano Al‑Akhbar.
Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, non si sarebbe trattato di un errore o di un danno collaterale. L’attacco – condotto con la tecnica del “doppio colpo” e accompagnato dall’ostruzione dei soccorsi – viene indicato come deliberato. Il Committee to Protect Journalists (CPJ) ha chiesto l’apertura di un’inchiesta per possibile crimine di guerra.






