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Se dopo vent'anni cambiano orari, dinamiche, moventi; se le perizie si smentiscono; se gli indizi sono elastici; allora la prima urgenza non è fabbricare un nuovo colpevole per non lasciare vuoto il palco. È fare i conti con il possibile errore commesso
A Garlasco abbiamo finalmente risolto tutto: basta premere riavvolgi. Il tempo torna indietro, i morti si rialzano per farsi colpire meglio, le scale si raddrizzano, le cantine parlano. Manca solo l'invenzione decisiva: la macchina del tempo. Purtroppo Antonino Zichichi non ha fatto in tempo a costruirla; altrimenti avremmo già il film completo, con tanto di movente in alta definizione e colonna sonora.
Perché di questo si tratta: cinema. Ottimo cinema, per carità. Dodici colpi, la colluttazione, la trascinata, la caduta sui gradini, il finale in cantina. Una sceneggiatura che scorre; quasi si vede. Peccato che il tribunale non sia una sala. E la differenza, che dovrebbe essere elementare, a Garlasco sembra evaporata.






