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Sotto accusa "l'assenza di visione investigativa" e i "contatti anomali, irrituali, illogici" tra l'indagato Sempio e il maresciallo Sapone
Già sei anni fa l'innocenza di Alberto Stasi per il delitto di Garlasco avrebbe potuto venire alla luce: ma a stoppare l'inchiesta che avrebbe potuto già allora riscrivere la storia dell'omicidio di Chiara Poggi fu la Procura di Pavia, retta allora dal procuratore Mario Venditti. A metterlo nero su bianco sono i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano nel rapporto finale, reso noto venerdì, che non si limita a indicare gli elementi che portano a Andrea Sempio come vero colpevole dell'omicidio ma analizzano e smontano meticolosamente anche le indagini e i processi che portarono dopo due assoluzioni a condannare Stasi.
A sostenere l'innocenza di Stasi è dedicata tutta l'ultima parte dell'informativa firmata dal colonnello Antonio Coppola, comandante del Nucleo investigativo dell'Arma milanese. Coppola ricorda come nel 2020 la Procura di Pavia avesse disposto nuove indagini, dopo che la Procura di Milano aveva trasmesso i risultati degli accertamenti sui pedinamenti sospetti a carico di Giada Bocellari, difensore di Stasi.






