Venerdì sera il segretario alla Guerra americano Pete Hegseth ha ordinato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha parlato di «attenta revisione della presenza militare in Europa», dettata da «esigenze operative e condizioni sul campo». I tempi: sei -dodici mesi. I dettagli: assenti. Il Pentagono non ha specificato quali basi saranno interessate, né se le truppe torneranno negli Stati Uniti o se saranno ridispiegate altrove in Europa o in altre regioni del mondo. La NATO ha dichiarato di «collaborare con Washington per comprendere i dettagli», gergo diplomatico per ammettere di essere stata informata a cose fatte.
I numeri: dai 35-39mila effettivi attuali, le cifre oscillano per le rotazioni, si scenderà a poco più di 33mila. Un’intera brigata lascerà il Paese. Cancellato anche il dispiegamento, previsto per fine anno, di un battaglione di artiglieria a lungo raggio. È una perdita operativa concreta, non simbolica, che, mentre gli europei sviluppano autonomamente sistemi analoghi, avrebbe garantito deterrenza contro una Russia che, secondo le agenzie di intelligence europee, sarebbe pronta ad attaccare la Nato entro il 2029 e che punta ad avere 2,5 milioni di militari entro il 2030.










