Il concerto Uno Maggio Libero e pensante di Taranto, in particolare, si è collegato direttamente con una delle imbarcazioni della Flotilla sfuggita all'abbordaggio della marina israeliana. Ma è stato l'accostamento della foto di Giorgia Meloni in un manifesto elettorale a quella di Benito Mussolini sulla copertina de La Domenica del Corriere a scatenare le polemiche. Autore del gesto il rettore dell'Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ospite a Taranto, che ha spiegato così la sua scelta: "Da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo" e definendo la visione della destra attuale "profondamente fascista nella sua ideologia". Un intervento bollato come propaganda scadente da Fratelli d'Italia, partito della premier: "Utilizzare la musica e il tema del lavoro per fare populismo è semplicemente vergognoso".
A Taranto è intervenuta anche Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per il territorio palestinese. "Il giorno dei lavoratori va commemorato e non festeggiato, come si fa a 500 km da qui mentre si festeggia con un grande concerto, sponsorizzato tra gli altri dall'Eni, un'azienda che è un emblema, certo non il peggiore, dello sfruttamento dell'ambiente e delle persone che lo abitano - ha detto sul palco -. La consapevolezza è la chiave per attivare un processo dialettico di liberazione. A Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia, in Europa". "Per me questo - ha detto ancora riferendosi al concertone e ai morti sul lavoro - non è un gesto simbolico ma un tributo ai caduti dell'Ilva come ai caduti in Palestina". Intanto a Roma, in piazza San Giovanni, Piero Pelù definiva Benito Mussolini "un morto sul lavoro".






