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Ultimo aggiornamento: 6:22
Pochi giorni fa un bambino di sette anni, romano, è rimasto incastrato nella bocchetta di una piscina ed è morto per annegamento, nonostante i tentativi di salvarlo. Era figlio unico, la sua famiglia è distrutta da una morte tremenda che neanche si riesce a pensare.
Ma ogni anno in Italia, bene ricordarlo, muoiono circa ben 60.000 persone per arresto cardiaco, anche se sono numeri che in pochi conoscono. Poi ci sono i circa mille morti l’anno sul lavoro, le centinaia di femminicidi. Non possiamo ovviamente dimenticare i 3.000 morti circa sulle strade, e poi, ovviamente, tutti coloro che muoiono perché non sono adeguatamente curati in un sistema sanitario ormai soprattutto per benestanti.
Sono solo alcuni esempi delle decine di migliaia di morti evitabili nel nostro paese. Evitabili, nel caso delle piscine, con una normativa nazionale stringente che manca, come mancano sanzioni e controlli. Lo stesso per le morti sul lavoro, servirebbero controlli a tappeto, mentre servirebbero defibrillatori a tappeto e città cardioprotette in ogni angolo del paese per salvare chi è colpito da arresto cardiaco. Ovviamente moltissimo si potrebbe fare per ridurre i morti da violenza stradale, come l’Europa ci chiede, inascoltata, da anni e lo stesso per chi muore di assenza di cure o cure improprie. O anche a causa del dissesto idrogeologico, di montagne che frane e fiumi che esondano.






