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Dal Golf Club dell’Olgiata al lago di Bracciano, passando verso Vallelunga: la prova del SUV elettrico Genesis GV60 racconta l’arrivo in Italia del marchio premium coreano, tra design, tecnologia e ospitalità

C’è un modo di arrivare in Italia senza alzare la voce. Non con il clamore di chi entra in scena spingendo la porta, ma con la discrezione di chi la apre piano, saluta, osserva, e poi lascia che siano i dettagli a parlare. Genesis, brand premium nato a Seul nel 2015, ha scelto proprio questa strada: non una passerella urbana, non un debutto urlato, ma il prato ordinato del Golf Club dell’Olgiata, a Roma. Con una giornata mite, la Genesis European Golf Cup ha fatto tappa all’Olgiata dopo il debutto italiano al Golf Club della Montecchia di Padova. Un torneo amatoriale, certo, ma anche una dichiarazione di posizionamento: il golf come spazio naturale di relazione, ospitalità, misura. Non a caso Genesis parla di “Son-nim”, l’idea coreana dell’ospite di riguardo, e costruisce attorno all’auto un mondo fatto di attenzione più che di ostentazione. Da qui siamo partiti con la GV60, il SUV compatto elettrico che rappresenta la porta d’ingresso della gamma in Italia. Dal silenzio curato dell’Olgiata la strada scivola verso Vallelunga, poi si apre nel periplo del lago di Bracciano, tra curve morbide, boschi, odore di erba umida e improvvisi squarci d’acqua. Un giro perfetto per capire una vettura che non cerca di sedurre con l’aggressività, ma con una forma di calma tecnologica. Più che un’auto, in certi momenti, sembra una casa da tè coreana lanciata nel paesaggio laziale: essenziale, raccolta, piena di piccole cerimonie. La prima è la Crystal Sphere, la sfera luminosa che all’accensione ruota e diventa selettore del cambio.