Meglio una martellata sulla testa o un pallino sparato da una pistola ad aria compressa sulla spalla, sulla mano oppure sul collo, giusto sotto la guancia? Nessuno dei due, ovviamente. Dilemma che non dovrebbe neppure porsi; però, visti i tempi che corrono, dilemma estremamente attuale. Eitan Bondì, il ragazzo ebreo responsabile dell’attentato ai due sostenitori dell’Associazione Nazionale Partigiani, è accusato di tentato omicidio per i colpi esplosi contro di loro.
I militanti pro-Pal vicini al centro sociale Askatasuna che hanno preso a martellate un agente di polizia a Torino sono incriminati per lesioni aggravate, visto che non l’hanno ammazzato. Per la cronaca, il primo reato prevede pene dai sette ai vent’anni di carcere, il secondo dai tre ai sette anni.
GAD LERNER, LA SCIACALLATA SUL 25 APRILE: CHI HA AZIONATO IL GRILLETTO
Il 25 aprile romano diventa il palcoscenico perfetto per il grande ribaltone: da un lato un’aggressione (a Parco S...
«C’è qualcosa che non mi torna», riflette l’avvocato Raffaele Della Valle, raggiunto al telefono mentre sta preparando un convegno. «Bisogna considerare che la valutazione dell’elemento psicologico di chi delinque è comunque un elemento molto evanescente e suscettibile di diverse interpretazioni, però ci sono dei criteri oggettivi al quale ancorarlo».












