PORDENONE - Come noto, la caserma Goi Pantanali di Gemona, distrutta dal terremoto del 6 maggio 1976 con la morte di molti alpini nella struttura, sarà il fulcro di uno dei principali eventi organizzati per il cinquantesimo anniversario dal sisma che devastò il Friuli. Ma il Corpo degli Alpini non fu solo una delle vittime, bensì uno dei motori della ricostruzione. E la Sezione di Pordenone, con i suoi 73 gruppi (oggi 72), non rimase di certo a guardare: a ricordarlo il suo presidente Ilario Merlin, da poco rieletto per il quarto mandato.
«Dopo il terremoto, ovviamente gli Alpini si misero a disposizione per portare aiuto», racconta. «La prima riunione organizzativa si svolse il 20 maggio, a Gorizia, dove l'allora presidente nazionale Ana, Franco Bertagnolli, organizzò i cantieri per la ricostruzione». Undici quelli affidati alla gestione degli Alpini: alla sezione pordenonese fu affidato il n. 10, quello di Pinzano al Tagliamento, l'unico della Destra Tagliamento. Con Pordenone, lavorarono fianco a fianco anche Conegliano, Imperia, Savona, Treviso, Vittorio Veneto e Valdobbiadene.
«Ogni cantiere era composto da circa cento uomini suddivisi in venti squadre», racconta Merlin. «Complessivamente, gli undici cantieri contribuirono alla riparazione di 76 edifici pubblici, 3.280 case e circa 63 mila metri quadri di tetti rifatti».








