Prudenza e realismo. Solo chi non ha seguito con attenzione le mosse di Giancarlo Giorgetti negli ultimi tre anni e mezzo poteva aspettarsi che il ministro dell’Economia facesse saltare il tavolo, mandando in fumo il lavoro di recupero di credibilità sui mercati internazionali che porta maggiori investimenti, meno interessi sul debito e più credito a famiglie e imprese. Prudenza e realismo sono le chiavi di lettura della risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica, che solo l’opposizione finge di non capire. Prima sulle barricate perché il governo è contro l’Europa, poi in rivolta perché torna l’austerity.
Lo scenario, ovviamente, è totalmente diverso. Giorgetti ha dimostrato negli ultimi anni di riuscire a rimanere in equilibrio tra le esigenze del Paese (sostegni generosi alle fasce più deboli e alle imprese) e quelle del rigore contabile, più che dimezzando il deficit e riportando il segno più sul saldo primario (rapporto tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito). Il Dfp appena licenziato mette nero su bianco il miracolo compiuto sulla finanza pubblica. Miracolo che quel decimale di indebitamento in più riesce a scalfire solo sul terreno delle polemiche politiche.









