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Una fonte vicina al capo dello Stato replica alle accuse del "Fatto", sollecita la Procura e difende il ministro Nordio
Chi a sinistra cercava grazia trova giustizia. Il Quirinale non ci sta a farsi crocifiggere dalla sinistra sul provvedimento di clemenza nei confronti di Nicole Minetti, l'ex consigliera regionale di Forza Italia condannata a un cumulo di pena superiore ai tre anni per il caso Ruby e il processo Rimborsopoli, che dal 2023 ha adottato un bimbo uruguaiano malato con una procedura regolarissima e completa ("non credo di aver sbagliato", fa sapere il sostituto Pg di Milano Giovanni Brusa). Anzi, il Colle è così convinto del rigore della grazia da aver chiesto un supplemento di indagini alla Procura generale: "Quando giunge al Quirinale una domanda di grazia accompagnata da parere favorevole degli organi giudiziari competenti il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia - dicono fonti vicine al Colle - In questo caso la domanda era accompagnata da un parere dell'autorità giudiziaria ampiamente e decisamente favorevole". L'articolo del Fatto quotidiano e le illazioni da "polizia morale" su presunte irregolarità sia nella procedura sia nella vita privata dell'ex igienista dentale hanno costretto l'entourage del capo dello Stato a replicare in modo inconsueto alle "prospettate ricostruzioni di condizioni di fatto molto diverse da quelle rappresentante alla base della domanda di grazia e del parere che l'accompagnava". È per questo che "il presidente - dice la fonte in agenzia - ha dunque ritenuto necessario chiedere - d'intesa con il ministero della Giustizia (che non ha alcun potere investigativo, ndr) che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento. Adesso è doveroso - conclude la fonte - che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche da parte della magistratura". Come dire, basta alle ipotesi e alle suggestioni, aspettiamo le carte.






