«Per tre ore mio figlio è rimasto sull’asfalto senza che nessuno si accorgesse di lui. Aveva fatto una consegna per Deliveroo, spingendosi in bicicletta su una strada ripida e dissestata, dove ha avuto l’incidente. L’applicazione ha continuato a funzionare eppure nessuno si è chiesto perché fosse rimasto fermo nello stesso punto, in mezzo a una via, per ore. Com’è possibile? Perché nessuno ha controllato? L’hanno abbandonato». Lo sguardo di Salah Elsayed Eldin è fermo, gli occhi gonfi di lacrime. La voce gli trema quando, seduto sul divano rosso di casa, tira fuori da una borsa gialla la macchina fotografica del figlio: «È una Canon, il mio regalo per i suoi 15 anni». Suo figlio Adnan Salah Elsayed, cittadino italiano di origini egiziane, aveva 32 anni e inseguiva il sogno di aprire uno studio di fotografia. Lavorava come rider per mantenersi e il 19 aprile, una domenica sera, è morto sulla collina di Torino dopo la sua ultima consegna. «Si poteva salvare», dice ora il padre, un uomo che per trent’anni ha lavorato ai Mercati generali, che ne ha visti di incidenti e non li può accettare: «Non si può morire così. Quello era mio figlio, un pezzo del mio cuore».

Chi era Adnan?

«Un bravo bambino, il più piccolo dei miei tre figli. Solare e generoso: anche quando aveva poco, lo dava agli altri».