«Non processeremo le sovrintendenze!». «Io le raderei al suolo!». Le urla si sentono dall'anticamera e rimbombano nei corridoi. E a “dirsele” di santa ragione sono ancora una volta loro due: Matteo Salvini e Alessandro Giuli. C'è un momento di alta, altissima tensione in Consiglio dei ministri fra il leader della Lega e il titolare della Cultura in quota Fratelli d'Italia. Si parla del piatto forte: il piano Casa. E di una norma caldeggiata da Salvini e infilata nel decreto che permette, per spiegarla in breve, di bypassare alcuni controlli delle sovrintendenze culturali per ristrutturare palazzi e case popolari. Antica questione che però si trasforma in miccia durante la riunione a Palazzo Chigi. Giuli sbotta. Minaccia di non votare il decreto. Ovvero apre a uno scenario inedito: un voto a maggioranza in Cdm, la spaccatura che si fa plastica nel verbale di fine riunione. È un crescendo. Il ministro della Cultura agita la Costituzione e l’articolo 9, ovvero la «tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione». Poi si rivolge a Salvini reo di voler abbattere una mannaia sui controlli delle sovrintendenze che incombono sulle ristrutturazioni: «La Costituzione non si tocca! Non finché sono ministro» lo sfogo. Apriti cielo. Sotto gli occhi sempre più roteanti di Meloni, irritata per tanto rumore e caos nel gran giorno del Piano Casa in Cdm, Salvini risponde a tono. «Noi abbiamo promesso di tagliare la burocrazia ed è quello che stiamo facendo - il senso del botta e risposta, raccontato come “durissimo” dai ministri presenti - quei controlli sono un freno, le sovrintendenze vanno ridimensionate». Pausa. «Fosse per me le raderei al suolo».
Scontro Salvini-Giuli sul Piano casa in cdm. «Raderei al suolo le soprintendenze». «Vallo a dire in tv»
«Non processeremo le sovrintendenze!». «Io le raderei al suolo!». Le urla si sentono dall'anticamera e rimbombano nei corridoi. E a “dirsele” di santa...






